Basp, la nuova classificazione della calvizie maschile

Basp, la nuova classificazione della calvizie maschile


La nuova classificazione dell’alopecia androgenetica maschile si chiama Basic and Specific.

Se fino a pochi anni fa la calvizia maschile era classificata solo ed esclusivamente secondo la scala di Norwood-Hamilton, nata negli anni ’50 e migliorata negli anni ’70, oggi i tricologi hanno a disposizione un nuovo metodo per definire la progressione dell’alopecia androgenetica maschile.

Di che cosa si tratta? Stiamo parlando della nuova classificazione della perdita di capelli della sfera maschile chiamata BASP, abbreviazione di Basic and Specific, che rappresenta una vera e propria innovazione nel campo dermatologico-tricologico.

Ma che differenza c’è tra la tradizionale scala Norwood-Hamilton e la classificazione BASP?

Basp, la nuova classificazione della calvizie maschile, tuttavia sará ancora in uso la norwood-hamilton

Se la scala Norwood-Hamilton, sfruttata ancora oggi dagli specialisti per capire il grado di diradamento dei pazienti, si sviluppa in sette stadi di avanzamento dell’alopecia, la classificazione BASP, che nel particolare è stata realizzata dal Dottor Lee ed altri ricercatori dell’American Academy of Dermatology, individua quattro fasi principali più due fasi specifiche.

Nello specifico la classificazione BASP differenzia la stempiata classica (Basic) dal diradamento localizzato nella regione del vertice nonché la calvizia totale che avviene, secondo gli esperti, per cause diverse in ogni soggetto (Specific).

Ma vediamo insieme quali sono le quattro farsi principali della classificazione BASP, che descrive il progredire dell’alopecia androgenetica maschile:

– Fase L: in questa fase si assiste ad un diradamento lieve a livello dell’attaccatura frontale.

– Fase M: la stempiata è più evidente nella zona frontale, tanto che la capigliatura prende la cosiddetta forma ad M. La perdita di capelli è progressiva ma piuttosto lenta.

– Fase C: la chioma, evidentemente diradata, assume una forma a C. Questo significa che nella parte frontale non vi sono più capelli a causa di un arretramento progressivo dell’attaccatura.

– Fase U: oltre alla caduta dei capelli nella zona frontale, in questa fase si assiste ad un diradamento nell’area del vertice e sulla nuca. La chioma assume quindi la cosiddetta forma ad U.

Oltre alle quattro fasi principali, gli studiosi americani che hanno realizzato la classificazione BASP che, per quanto sia ancora usata da un numero ridotto di tricologi, probabilmente diventerà in futuro un metodo di spicco per testare l’avanzamento della calvizia maschile, hanno creato due fasi specifiche:

– Fase V: in questo caso il diradamento inizia dal vertice e si espande mano a mano nelle altre zone del cuoio capelluto.

– Fase F: la fase F identifica una perdita di capelli frontale che progredisce.

Lo studio delle due macro-tipologie di calvizia maschile classificate da Lee e dai suoi colleghi dell’American Academy of Dermatology permettono di arrivare ad un risultato finale detto “Tipo Finale”.

Un modo nettamente diverso di concepire la progressione del diradamento rispetto alla tradizionale e storica scala Norwood-Hamilton che, secondo gli studiosi americani, proporrebbe varianti non sufficienti per classificare tutti i tipi di alopecia androgenetica maschile.

Ricordiamo che la scala Norvood-Hamilton individua sette stadi dell’avanzamento del diradamento che da una fase iniziale che identifica una lieve stempiatura, arriva alla calvizia quasi totale, in cui i capelli rimasti sono presenti solo nella fascia a livello delle orecchie.

Per ora, tuttavia, la classificazione BASP, per quanto valida, innovativa e completa, non è presa in considerazione dalla maggior parte dei tricologi.

Gli esperti del settore sostengono che questa nuova classificazione prenderà presto il sopravvento, dunque rappresenterà il salto di qualità che permetterà di studiare e catalogare in maniera più specifica la progressione della calvizia maschile.

Da parte dei tricologi, prendere in considerazione questa nuova ricerca sarà essenziale al fine di elaborare trattamenti sempre più efficaci e validi per una patologia che, nonostante gli innumerevoli studi condotti da medici, farmacisti e ricercatori, ancora oggi non può essere curata.

 

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